La community sulla sindrome dell'ovaio policistico
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Nuovo coronavirus: fattori di rischio per la popolazione

A marzo 2020 la diffusione globale della nuova malattia COVID-19 ha raggiunto lo status di pandemia. Oggi sappiamo che, sebbene in molti casi asintomatica o paucisintomatica, l’influenza da virus SARS-CoV-2 è causa di un alto tasso di mortalità per pazienti fragili ad alto rischio. [2]

Un numero crescente di evidenze cliniche indicano che il rischio di sviluppare una forma grave dell’influenza è significativamente più alto nelle persone anziane rispetto ai giovani adulti e negli uomini rispetto alle donne.
La presenza di altre malattie croniche (comorbilità) di tipo cardio-metabolico come diabete, obesità e ipertensione è ormai largamente riconosciuta come fattore di rischio per una forma grave di COVID-19. [3]

Fattori di rischio per le donne PCOS

Nelle donne in età fertile la sindrome dell’ovaio policistico rappresenta il disordine endocrino molto frequente.
Le donne con PCOS rientrano pertanto, sia dal punto di vista dell’età che dall’appartenenza di genere, in un gruppo a basso rischio per il COVID-19.

Eppure, non si può non tenere conto dell’esistenza di caratteristiche della PCOS sovrapponibili ai fattori di rischio per lo sviluppo di una forma severa della malattia COVID-19.

Quali sono i rischi che gli autori evidenziano nel loro lavoro? Vediamoli insieme.

Comorbilità cardio-metabolica

La PCOS è una sindrome complessa ed eterogenea che spesso si associa a obesità, insulino-resistenza, diabete di tipo 2, ma anche dislipidemia e apnea ostruttiva del sonno.
Il tipo più comune di PCOS si manifesta con insulino-resistenza e iperandrogenismo a cui si associano una ridotta tolleranza al glucosio e sindrome metabolica.

Pertanto, sottolineano gli autori della review, appare evidente come i disordini cardio-metabolici comuni nella PCOS siano sovrapponibili ai fattori di rischio generalmente riconosciuti per il COVID-19.

Iperandrogenismo

Prove sempre più evidenti suggeriscono che, rispetto alle donne, gli uomini siano più suscettibili allo sviluppo di una forma grave di COVID-19, indipendentemente dall’età. [4]

I meccanismi biologici implicati in questa predisposizione sono tuttora oggetto di indagine e una particolare attenzione viene posta sul ruolo giocato da un particolare enzima, ACE-2, che sarebbe attivato dalle proteine spike del SARA-CoV-2.

Gli studi si stanno quindi concentrando sui possibili effetti degli ormoni sessuali nell’espressione dell’enzima ACE-2.

Alcune osservazioni preliminari suggeriscono che gli androgeni, ormoni sessuali maschili, potrebbero essere implicati nella gravità della malattia perché coinvolti nei meccanismi dell’enzima ACE-2 che faciliterebbe l’ingresso del virus nelle cellule.

Goren e altri studiosi hanno anche documentato che l’alopecia androgenica era una caratteristica comune in gruppo di pazienti ospedalizzati per Covid-19. [1]

L’ipotesi di una correlazione, se pur indiretta, tra androgeni e SARS-CoV-2 diventa rilevante nel contesto della PCOS, dal momento che le donne con la sindrome manifestano in molti casi iperandrogenismo.

Infiammazione

Nei pazienti COVID-19 più gravi si è osservato il rilascio eccessivo da parte dell’organismo di citochine pro-infiammatorie.
I dati suggeriscono che l’ipercitochinemia e l’infiammazione siano tra le cause delle complicazioni cardio metaboliche della PCOS soprattutto laddove è presente anche l’obesità.

Bassi livelli di Vitamina D

Sin dall’avvento della pandemia, gli studiosi si sono interrogati sull’esistenza di una correlazione tra bassi livelli di Vitamina D e COVID-19, quesito stimolato dal fatto che l’influenza si sia evoluta rapidamente in diversi paesi dell’emisfero settentrionale tra cui Italia, Francia e Regno Unito.

Inoltre, nuove evidenze suggeriscono che livelli bassi di Vitamina-D possano contribuire alla sindrome da stress respiratorio acuto. Un deficit di Vitamina D è stato poi osservato nella popolazione anziana di Italia e Spagna, tra le più colpite dalla pandemia. [5]

Nonostante ulteriori studi sull’argomento siano necessari per giungere a delle conclusioni univoche, gli autori mettono in luce come nella popolazione di donne PCOS livelli bassi di Vitamina D siano associati a iperandrogenismo, infertilità e rischio cardio-metabolico.

Nel complesso, questi dati suggeriscono che le donne con PCOS hanno un rischio potenzialmente maggiore di sviluppare infezione severa da SARS-CoV-2 a causa di livelli inferiori di Vitamina D.

Conclusioni

A prima vista, le donne con PCOS sembrano appartenere per età e genere ad una popolazione meno soggetta a complicazioni da COVID-19.

Tuttavia, considerati i rischi sovrapponibili fin qui esposti nel contesto della pandemia e la complessità della PCOS, gli autori della review raccomandano agli operatori sanitari di non sottovalutare le possibili implicazioni della malattia nelle donne con la sindrome dell’ovaio policistico.

In conclusione, nonostante le enormi sfide poste dalla pandemia in tutti i paesi del mondo, è necessario mantenere alti standard di assistenza e attenzione per i pazienti complessi, come le donne con PCOS, fornendo raccomandazioni pratiche necessarie alla tutela della salute individuale.

Fonti

1. Kyrou I, Karteris E, Robbins T, Chatha K, Drenos F, Randeva HS. Polycystic ovary syndrome (PCOS) and COVID-19: an overlooked female patient population at potentially higher risk during the COVID-19 pandemic. BMC Med. 2020 Jul 15;18(1):220. doi: 10.1186/s12916-020-01697-5. PMID: 32664957; PMCID: PMC7360476.

2. Yuki K, Fujiogi M, Koutsogiannaki S. COVID-19 pathophysiology: a review. Clin Immunol. 2020:108427. https://doi.org/10.1016/j.clim.2020.108427.

3. Bornstein SR, Dalan R, Hopkins D, Mingrone G, Boehm BO. Endocrine and metabolic link to coronavirus infection. Nat Rev Endocrinol. 2020.
https:// doi.org/10.1038/s41574-020-0353-9.

4. La Vignera S, Cannarella R, Condorelli RA, Torre F, Aversa A, Calogero AE. Sex-specific SARS-CoV-2 mortality: among hormone-modulated ACE2 expression, risk of venous thromboembolism and hypovitaminosis D. Int J Mol Sci. 2020;21(8):E2948.
https://doi.org/10.3390/ijms21082948

5. Ilie PC, Stefanescu S, Smith L. The role of vitamin D in the prevention of coronavirus disease 2019 infection and mortality. Aging Clin Exp Res. 2020.
https://doi.org/10.1007/s40520-020-01570-8.

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