La community sulla sindrome dell'ovaio policistico
Seleziona una pagina

La dieta chetogenica è un regime alimentare povero di carboidrati ma ricco di proteine e grassi, mirato alla perdita di peso. L’obiettivo di questa suddivisione calorica è far utilizzare al corpo i grassi come fonte di energia principale e avviare un processo che si chiama chetosi (2).

Dieta chetogenica: di cosa si tratta?

La chetosi può essere raggiunta dopo alcuni giorni di digiuno totale, che però non sarebbero sostenibili per l’organismo: la dieta chetogenica “inganna” il corpo, privandolo dei carboidrati, per indurlo ad agire come dopo un digiuno, cioè a usare i grassi come fonte energetica, perdendo così peso (4). La chetosi è quindi l’opposto della glicolisi, in cui lo zucchero fornisce la maggior parte del combustibile (o energia) del corpo e attua un processo metabolico attraverso il quale, in condizioni di assenza di ossigeno, una molecola di glucosio viene scissa in due molecole di piruvato per generare molecole a più alta energia (4).

In linea generale il quantitativo di carboidrati corrisponde a 15-50 g al giorno e le percentuali dei macronutrienti sono così divise (3,4):

  • 5% carboidrati;
  • 20% proteine. Secondo la dieta cheto, sono da privilegiare le fonti proteiche più ricche di grassi. Tra queste, carni rosse e bianche (bovino, agnello, vitello, fegato, pollo, tacchino, quaglia, oca, anatra), uova, pesce (tonno, trota, acciuga, salmone, sardina, sgombro, platessa);
  • 75% grassi. I grassi considerati sani dalla dieta chetogenica sono i grassi saturi, i grassi monoinsaturi e alcuni tipi di grassi polinsaturi (PUFA), in particolare gli acidi grassi omega-3. Il consiglio è quello di includere tutti i tipi di grassi nella propria alimentazione quotidiana, con un’enfasi maggiore su quelli saturi. Tra questi, olio extravergine d’oliva, burro, olio di palma, olio di avocado, strutto, semi di lino.

Tipologie di diete chetogeniche ed effetti

L’approccio dietetico chetogenico può essere personalizzato considerando diversi “protocolli”, compresa la dieta chetogenica classica (CKD), la dieta chetogenica ipocalorica (LCKD), la dieta chetogenica a bassissimo contenuto calorico (VLCKD), la dieta chetogenica isocalorica (ICKD) e la dieta chetogenica modificata (MKD) (5). Quando la dieta è anche a basso in contenuto di energia, sussiste una rapida perdita di peso e diversi miglioramenti del profilo metabolico, dovuti principalmente a una diminuzione livelli di insulina e aumento dei livelli di glucagone, oltre alla chetosi (5). Inoltre, modifica le vie metaboliche, riducendo la lipogenesi e aumentando la lipolisi, influenzando la deposizione di tessuto adiposo e i livelli plasmatici dei lipidi.

La KD è stata anche associata a effetti antiossidanti, generandone una quantità ridotta dei ROS (specie reattive dell’ossigeno) e rimodellando il microbiota intestinale. La rapida perdita di peso potrebbe essere dovuta all’impatto dei corpi chetonici sulla diminuzione di appetito e senso della fame. Infatti, la KD agisce sul sistema nervoso centrale, regolando il comportamento alimentare (5).

Poiché nel corso del tempo sono state sviluppate diverse KD, è difficile fornire uno standard definizione di un “protocollo chetogenico”. A questo proposito molte aziende si stanno specializzando nella produzione di alimenti modificati dal punto di vista tecnologico che, nonostante siano a basso contenuto di carboidrati, permettono di ampliare le scelte del paziente, rendendole così più conformi allo schema proposto. Questi prodotti includono zuppe, frullati e barrette, ma anche piatti pronti a porzioni controllate; questi alimenti sono quindi essenziali per controllare l’apporto calorico giornaliero (5).

Nella prima fase solitamente le donne seguono una VLCKD (circa 600 e 800 kcal/die) o una LCKD (>800 kcal/giorno e <dispendio energetico totale). Questa fase dura solitamente dalle 8 alle 12 settimane, a seconda della persona e della perdita di peso concordata. La fase successiva consiste in una graduale reintroduzione nella dieta di alcuni alimenti precedentemente esclusi, iniziando da quelli con il più basso indice glicemico (frutta, latticini), seguiti dagli alimenti con indice glicemico moderato (legumi) e alimenti ad alto indice glicemico (pane, pasta e cereali) (5).

Dieta chetogenica e PCOS: quale legame?

La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è il disturbo endocrino più comune nelle donne dell’età riproduttiva. Iperandrogenismo, iperinsulinismo e resistenza all’insulina (IR) e/od obesità sono le problematiche principali che caratterizzano gli aspetti metabolici e riproduttivi della PCOS. I capisaldi del trattamento della PCOS sono dunque interventi sullo stile di vita e sulla dieta.

In particolare, la qualità e la quantità di carboidrati introdotti con la dieta svolge un ruolo cruciale. Recentemente, la dieta chetogenica (KD) ha suscitato notevole interesse per il trattamento dell’IR e per il controllo del metabolismo dei carboidrati, e ha dimostrato di essere benefica per diverse condizioni dismetaboliche, compresa la PCOS. Oltre al vantaggio legato alla perdita di peso, e al senso della fame, durante la chetogenesi, i recettori dell’insulina diventano più sensibili (5).

Gli impatti positivi dati dalla KD sono il miglioramento della salute cardiometabolica, la diminuzione dei livelli di androgeni (testosterone), dell’irsutismo, delle irregolarità del ciclo mestruale e la perdita di peso. Uno studio in particolare ha dimostrato come in pazienti con peso eccessivo ci sia stata una perdita di peso dal 5 al 10%. Un altro studio insieme alla riduzione della quota androgenica ha evidenziato come una dieta ipocalorica equilibrata ricca di proteine, a basso carico glicemico sia stata in grado di determinare anche un miglioramento della sensibilità all’insulina. Ciò potrebbe essere spiegato dal fatto che l’assunzione eccessiva di carboidrati porta a infiammazione costante associata a IR e iperandrogenismo, con conseguente aumento della produzione di specie reattive dell’ossigeno (ROS), stress ossidativo e infiammazione (5).

Conclusioni

Come già sottolineato, la KD prevede l’esclusione degli alimenti, tra cui cereali e derivati, frutta, verdure di vario tipo e alcuni latticini. Ne consegue una ridotta assunzione di alcune vitamine e minerali, come calcio, vitamina D, potassio, sodio e magnesio, di cui i pazienti potrebbero sviluppare una carenza. Per questo motivo è essenziale integrare con vitamine/minerali. Per evitare queste conseguenze è necessario monitorare anche i parametri seguiti prima, durante e alla fine della dieta:

  • Esame obiettivo (pressione arteriosa, frequenza cardiaca, ecc.);
  • Analisi di laboratorio (emocromo completo, creatinina, acido urico, glucosio, profilo lipidico, sodio, potassio, calcio, magnesio, fosfato inorganico, TSH, FT4, 25-idrossivitamina D, analisi completa delle urine e microalbuminuria).

Sebbene transitori, sono diversi gli effetti collaterali che possono manifestarsi nei soggetti che seguono un KD. Infatti, la riduzione dell’apporto energetico e di carboidrati e la formazione di corpi chetonici possono portare alla comparsa di affaticamento, mal di testa, ipoglicemia e alitosi. Il mancato apporto di fibre può invece portare a stitichezza e disturbi intestinali. Tuttavia, questi effetti di solito si risolvono entro pochi giorni o settimane dall’inizio della KD. Per tale ragione è sempre consigliato di evitare le diete faidate e rivolgersi sempre a un professionista esperto.

Fonte: 

  1. Sindrome dell’ovaio policistico, benefici significativi con dieta chetogenica sugli ormoni riproduttivi;
  2. Dieta chetogenica: di cosa si tratta?;
  3. Dieta chetogenica: cos’è, come farla, quando è meglio;
  4. Dieta chetogenica: cos’è, come funziona, rischi e controindicazioni;
  5. Calcaterra V, Cena H, Sottotetti F, et al. Low-Calorie Ketogenic Diet: Potential Application in the Treatment of Polycystic Ovary Syndrome in Adolescents. 2023;15(16):3582. Published 2023 Aug 15. doi:10.3390/nu15163582.

 

4.2/5 - (12 votes)

Unisciti alla community